PSICOLOGIA DELLO SPORT

PSICOLOGIA DELLO SPORT

SINCRONICAMENTE

SINCRONETTE: MENTE SANA IN AMMOLLO
Il nuoto sincronizzato viene definito in psicologia uno sport “closet skill” ; indicando come l’ambiente esterno sia prevedibile e costante ed è basato sulla ripetizione di movimenti appresi. Si intende che l’atleta che pratica questa disciplina, deve lavorare sull’apprendimento della tecnica.

Lo sviluppo delle capacità motorie passa dallo stadio cognitivo ad uno associativo per terminare in quello autonomo.

Mi spiego:

nello stadio cognitivo l’atleta cerca di capire quello che deve fare per costruirsi un piano mentale per governare le sue azioni ; nello stadio associativo si passa da “cosa devo fare” al “come farlo”, l’attenzione si sposta a come va migliorato il movimento di base ; infine nello stadio autonomo i movimenti richiesti vengono autonomizzati e l’attenzione può essere dedicata alla strategia dell’azione.

Si ha quindi un’esecuzione automatizzata dei movimenti e apparentemente nessuna attenzione al singolo movimento. Dico apparentemente, perché quello che differenzia il risultato spesso non è la mentalizzazione del movimento ma è il comportamento emotivo. Cioè la tensione più o meno consapevole ,che condiziona la prestazione e fa pensare alla propria immagine mentre si compie l’esercizio. Quello su cui alcuni colleghi lavorano è infatti il “mental training” o meglio quel campo che sviluppa l’allenamento mentale tramite le immagini mentali che l’atleta ha del proprio esercizio. ( per capirci quando le ragazze fanno il balletto asciutto) o meglio quando si immaginano l’esercizio e si “vedono” mentre lo praticano.

Senza dilungarmi molto…anche se mi verrebbe perché l’argomento merita, le immagini mentali sono direttamente collegate alle nostre emozioni .Infatti se immaginiamo di essere incapaci a superare una certa avversità e probabile che alla fine avremo qualche difficoltà ( e forse più di una). Si può quindi dire che ogni evento viene trasformato in immagini e pensieri e che gli esercizi svolti in gruppo e in acqua rinforzano una serie di meccanismi di natura cognitiva, orientativa, di memoria e di rappresentazione di sé. La peculiarità di questo sport, permette un equilibrio e una crescita di gran parte degli elementi necessari per lo sviluppo psichico delle giovani atlete.

Riprendiamo i tre stadi precedenti:

la fase cognitiva è quella dell’apprendimento, la fascia di età dai 8/10 ai 20/22 anni è quella in cui di più ci si allena a “ capire quello che devi fare per governare le tue azioni” ( potrei dire che modelli errati di comportamento in questa fase della vita, spesso li trasciniamo anche nella “presunta maturità”).

La fase associativa dal “come devo fare” al “come farlo” è l’elemento base di un sano processo di sviluppo psichico. La percezione delle proprie risorse è la capacità di confrontarsi con i doveri e le regole sociali , familiari, scolastiche.

Lo stadio autonomo esprime la consapevolezza di poter avere un ambito d’azione conosciuto e di sapersi muovere utilizzando nuove strategie, di sviluppare le basi per l’autonomia della persona intesa come la capacità di riconoscere le proprie potenzialità e di orientarsi in ambienti nuovi .

Parlo di orientamento perché nell’acqua e in gruppo, bisogna riconoscere la propria traiettoria, quella delle altre, coordinarsi, mantenersi in equilibrio, vivere contemporaneamente più dimensioni percettive della realtà ………mi verrebbero ancora altri collegamenti e perché no, metafore di come questo sport sia utile per il processo evolutivo delle giovani atlete…ma divento prolissa.

A presto, se vorrete ,per continuare il discorso sugli aspetti relazionali e emotivi tra agonismo e coagonismo.